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Scoperta una proteina che alza il rischio genetico di infarto e ictus

I progressi della ricerca per capire chi è geneticamente a rischio di malattie cardiovascolari

La genetica ha un ruolo nello sviluppo di malattie cardiovascolari, per cui avere un familiare che è stato colpito da un infarto o un ictus può aumentare il rischio di malattia. Secondo i medici, una particella nascosta nei geni di una persona su cinque ha un ruolo determinante. Si chiama lipoproteina (a) e ha il compito di trasportare i grassi nel sangue.

Lipoproteina alza il rischio genetico di infarto e non è modificabile

I suoi livelli non sono modificabili con cambiamenti dello stile di vita come dieta ed esercizio fisico. Oggi i medici la tengono sotto controllo soprattutto nei pazienti con precedenti eventi cardiaci o altre patologie circolatorie.

«Il rischio cardiovascolare legato alla lipoproteina (a) sta diventando sempre più un tema di attenzione, soprattutto nei pazienti con precedenti eventi acuti o altre patologie cardiache». Claudio Bilato è Direttore della Cardiologia degli Ospedali dell’Ovest Vicentino e Professore a contratto presso la Scuola di Specializzazione in Malattie dell’Apparato Cardiovascolare dell’Università di Padova. «Studi recenti mostrano che livelli elevati di lipoproteina (a) possono aumentare del 20% il rischio di infarti o ictus, indipendentemente dai fattori di rischio tradizionali».

Come sapere quali sono i livelli di questa proteina?

Il dosaggio della lipoproteina (a) andrebbe effettuato in pazienti a medio-alto rischio cardiovascolare per una migliore riclassificazione del rischio, in pazienti con eventi acuti recenti, prematuri o ricorrenti in pazienti con una storia familiare di eventi cardiovascolare prematuri.

«La lipoproteina (a) è un fattore di rischio che predice e peggiora il rischio cardiovascolare. Questo suggerisce come lo screening rappresenti un’opportunità concreta per prevenire eventi acuti evitabili». Mario Crisci è Dirigente Medico UOC Cardiologia Interventistica, AORN dei Colli – Ospedale Monaldi, Napoli. «La misurazione della lipoproteina (a) dovrebbe essere presa in considerazione almeno una volta nella vita di ogni adulto. Così si può identificare coloro con livelli ereditari molto elevati. Il suo dosaggio andrebbe inserito nel normale percorso di ospedalizzazione a seguito di sindrome coronarica acuta o ictus. Andrebbe poi ripetuto a distanza di 1-3 settimane dall’evento acuto».

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