“La vera poesia può comunicare ancora prima di essere capita”: il premio Nobel per la letteratura Thomas Stearns Eliot ne era convinto, e oggi anche la scienza lo conferma. Il nostro cervello ha una capacità innata di apprezzare la ritmicità e il suono dei versi poetici, indipendentemente dal loro contenuto. Lo dimostra uno studio pubblicato sulla rivista Frontiers in Psychology dai ricercatori della Bangor University, in Gran Bretagna.
L’esperimento
«La poesia – spiega il coordinatore dello studio, Guillaume Thierry – è un particolare tipo di espressione letteraria che trasmette sentimenti, pensieri e idee accentuando la metrica, il ritmo e le allitterazioni». Ma siamo tutti in grado di apprezzarne la musicalità, indipendentemente dal significato letterario? Per scoprirlo, i ricercatori hanno scritto dei versi seguendo o infrangendo le regole di un particolare genere poetico gallese: queste mini-opere sono state poi presentate a un gruppo di volontari, tutti di madrelingua gallese e senza alcuna nozione di poesia.
Le reazioni
Chiamati a giudicare i versi esclusivamente dalla piacevolezza del loro suono, i volontari hanno “promosso” inconsapevolmente quelli composti secondo le regole della poesia gallese, bocciando tutti gli altri. Anche l’attività elettrica del loro cervello, registrata una frazione di secondo dopo aver ascoltato l’ultima parola del verso, dimostra che i neuroni hanno una risposta elettrofisiologica differente quando ascoltano gli accenti e le allitterazioni tipiche della poesia.
Il potere universale della poesia
«È la prima volta che osserviamo un processamento inconsapevole dei costrutti poetici nel cervello – commenta Thierry – ed è ovviamente emozionante pensare che sia possibile ispirare la mente umana senza neppure essere notati!».
di Elisa Buson
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