La musica fa bene al cuore: riduce infatti il livello di ansia nei pazienti con malattie coronariche, specialmente in coloro che sono stati colpiti da infarto. Come mai? Perché l’ascolto innesca nel cervello la produzione di endorfine, che migliorerebbero non solo l’umore e il benessere, ma – stando ai risultati di una ricerca dell’Università di Nis, in Serbia – rafforzerebbero anche l’endotelio, il tessuto che riveste i vasi sanguigni, con un effetto “protettivo” del sistema cardiovascolare.
Secondo uno studio italiano condotto all’ospedale Guglielmo da Saliceto di Piacenza, far ascoltare a pazienti ipertesi l’Adagio di Mozart dal Divertimento n. 7 K 205, influisce positivamente riducendo la pressione sistolica (massima) in media di 6,5 mm Hg (millimetri di mercurio) e quella diastolica (minima) di 3,5 mm Hg. «Le nostre indagini – commenta Giuseppe Crippa, responsabile dell’Unità operativa di Ipertensione arteriosa dell’Ospedale piacentino (puoi chiedergli un consulto qui) – sembrano evidenziare che sono il ritmo e la frequenza che condizionano il rilassamento o l’aumento dell’attenzione della persona esaminata. Certo, se mi irrita Beethoven e amo i Queen l’effetto potrebbe essere diverso. La cosiddetta music therapy, comunque, può essere efficace o quantomeno di aiuto per gli ipertesi».
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